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al governo non piace l'ISTAT: troppo realista?
Le affermazioni di Tremonti sulla credibilità dell'ISTAT rintrano in quel concetto di critica finalizzata alla distruzione e non al miglioramento. Non è solo la credibilità dell'ISTAT che è messa in discussione, ma di tutti coloro che pongono al centro del loro agire quel differenziale, sempre più significativo, tra la realtà vissuta, che sia più o meno osservabile, e quella desiderata dalla strampalata compagnia di governo.
Leggete e firmate la petizione che segue.
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano
e
Al Presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani
Al Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini
Al Direttore dell’Eurostat Walter Radermacher
Al Commissario agli Affari economici e Monetari Joaquin Almunia
Al Presidente della COGIS Achille Chiappetti
Questo appello nasce da una forte preoccupazione per il futuro della statistica ufficiale e dell’Istat. Mercoledì 24 giugno il Ministro dell’Economia Tremonti, ripreso dai telegiornali nazionali all’assemblea della Confcommercio, ha affermato: «Voi avete idea di come si fanno le statistiche dal lato dell'Istat sul metodo Eurostat? Con un campione con mille telefonate. Ti chiamano a casa e ti dicono: " Sei disoccupato?"... Risposta: “vai a quel paese!”. Scrivono: molto disoccupato». Purtroppo non è la prima volta che il Ministro dell’Economia si lascia andare ad affermazioni di questo tipo. In questa occasione, di fronte a milioni di telespettatori, egli ha gettato discredito sull’Istat e offeso la professionalità e il lavoro di tutti i ricercatori e tecnici dell’Istat e, indirettamente, degli operatori del SISTAN (Sistema Statistico Nazionale) e della comunità scientifica che collaborano con l’Istat. Il Ministro ha pesantemente delegittimato la principale rilevazione statistica italiana, condotta dall’Istat con i più rigorosi criteri metodologici seguendo le indicazioni degli organismi internazionali, attraverso circa 280mila interviste familiari all’anno condotte, nella metà dei casi, faccia a faccia presso il domicilio delle famiglie. In tutti i paesi del mondo le stime dell’occupazione e della disoccupazione vengono effettuate attraverso una rilevazione statistica di questo tipo con interviste personali o telefoniche. Inoltre, per definire una persona disoccupata non viene posta una sola domanda, né viene chiesto se è disoccupata. Al contrario, l'accertamento della condizione di disoccupazione viene fatto sulla base di un ampio numero di quesiti volti a rilevare la situazione oggettiva della persona e non la sua percezione. Disoccupato è chi è senza lavoro, lo sta cercando attivamente ed è disponibile a iniziare a lavorare entro due settimane.
Forse il Ministro non si rende conto che le sue affermazioni contribuiscono a minare pesantemente la credibilità complessiva della statistica ufficiale italiana e dell’Istat che da sempre rappresenta il principale riferimento statistico accettato e condiviso dall’intera collettività? Pensa per caso il Ministro che le sue affermazioni contribuiscano a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni?
Clicca per continuare la lettura e firmare la petizione.
Leggete e firmate la petizione che segue.
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano
e
Al Presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani
Al Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini
Al Direttore dell’Eurostat Walter Radermacher
Al Commissario agli Affari economici e Monetari Joaquin Almunia
Al Presidente della COGIS Achille Chiappetti
Questo appello nasce da una forte preoccupazione per il futuro della statistica ufficiale e dell’Istat. Mercoledì 24 giugno il Ministro dell’Economia Tremonti, ripreso dai telegiornali nazionali all’assemblea della Confcommercio, ha affermato: «Voi avete idea di come si fanno le statistiche dal lato dell'Istat sul metodo Eurostat? Con un campione con mille telefonate. Ti chiamano a casa e ti dicono: " Sei disoccupato?"... Risposta: “vai a quel paese!”. Scrivono: molto disoccupato». Purtroppo non è la prima volta che il Ministro dell’Economia si lascia andare ad affermazioni di questo tipo. In questa occasione, di fronte a milioni di telespettatori, egli ha gettato discredito sull’Istat e offeso la professionalità e il lavoro di tutti i ricercatori e tecnici dell’Istat e, indirettamente, degli operatori del SISTAN (Sistema Statistico Nazionale) e della comunità scientifica che collaborano con l’Istat. Il Ministro ha pesantemente delegittimato la principale rilevazione statistica italiana, condotta dall’Istat con i più rigorosi criteri metodologici seguendo le indicazioni degli organismi internazionali, attraverso circa 280mila interviste familiari all’anno condotte, nella metà dei casi, faccia a faccia presso il domicilio delle famiglie. In tutti i paesi del mondo le stime dell’occupazione e della disoccupazione vengono effettuate attraverso una rilevazione statistica di questo tipo con interviste personali o telefoniche. Inoltre, per definire una persona disoccupata non viene posta una sola domanda, né viene chiesto se è disoccupata. Al contrario, l'accertamento della condizione di disoccupazione viene fatto sulla base di un ampio numero di quesiti volti a rilevare la situazione oggettiva della persona e non la sua percezione. Disoccupato è chi è senza lavoro, lo sta cercando attivamente ed è disponibile a iniziare a lavorare entro due settimane.
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