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indifferenze...
Di gLuKa (del 27/04/2010 @ 15:24:07, in incazzature..., visto 425 volte)
blog reactions

Dopo quasi un anno dall'ultimo post rispolvero password e username di questo spazio.
Giusto ieri c'ero finito sopra e mi chiedevo cosa sarebbe dovuto accadere per farmi venire voglia di scrivere qualcosa qui sopra... E dire che in un anno di cose ne sono accadute... E che cose...

Poi, al solito, il sonno e la voglia di riuscire ad essere indifferenti prende il sopravvento... e anche ieri sera ho chiuso il computer prima di mettere mano al pensiero.

Oggi però è un altro giorno...
Esattamente come gli altri... in cui apro la mia mail e leggo di piccoli grandi drammi più o meno lontani...
I licenziamenti, le esternalizzazioni, la creatività nella contrattazione sono questioni che ormai riempiono le caselle di posta, così come le home in FB di chi si occupa, in un modo o nell'altro, del disgraziato mondo del lavoro.
La mail che mi ha spinto a fare il passo è stata quella di un mio amico...
Inviata ache a radiorock e che quindi, immagino, posso pubblicare senza problemi.

Ogni volta che leggo di questi "piccoli" drammi penso all'Amico Ritrovato... Di Hulmann...
In cui l'indignazione al pensiero dell'uccisione di milioni di persone non è paragonabile a quella di due vicini di casa. Milioni di persone è un concetto distante, che confonde... dà quasi le vertigini. I due vicini di casa sono invece due vite reali, concrete, spezzate.
E' la scomparsa dei due vicini di casa che pul bucare il velo dell'indifferenza.
Ed è quello che vorrei fare pubblicando la lettera di Edoardo.
Se l'indifferenza è una tragedia, al pari di altre tragedie prende forma nell'indifferenza dei più.
E' in qualche modo su questo secondo livello dell'indifferenza che, facendo mie le parole della mail, vorrei poter agire...

Grazie Edoa'!



Hanno licenziato (in tronco) 2 miei colleghi.
Era inevitabile, probabilmente anche il male minore, e quindi quanto mai necessario.
Le dure leggi dell'economia aziendale, contro le quali rimbalzano quelle del "sociale" (oggi va così di moda questa parola).
Rimbalzano e se non si rompono, tutt'al più vanno a finire lontano, dove anche il suono dell'eco della disperazione
di famiglie (con figli) che si reggono (reggevano) su di uno stipendio solo, si smarrisce silenziosamente nella distanza.

Oggi risulta (non nel senso di  solo oggi, ma nel senso di ancora oggi) che i due soggetti erano sostanzialmente
non molto graditi dagli altri colleghi (chi più, chi meno), e quindi questo giustifica l'assordante silenzio assenso attorno
a tutta la situazione. Problemi di incompatibilità caratteriali, di discussioni più o meno recenti (per lo più pure di lavoro)
fatte durante il corso degli anni passati insieme, rispettivamente 9 e 15, e quindi in totale, considerando i giorni di ferie,
qualcosa come: cinquantasettemilaseicento ore di vita. Forse (in sostanza) di una poca simpatia, o grosso modo di un'antipatia
"a pelle".
Non una telefonata, non una pacca sulla spalla, non una cartolina, non un sms, non un vaffanculo.
Un indefinibile NULLA, giustificato da un assurdo "SI VABBE', MA TANTO CHE COSA GLI VUOI DIRE ORA ?!" ....
e che cazzo ne so', che cosa si dice ORA. Cosa si può dire ?! Magari anche solo ascoltare. Mi domando (giuro
che l'ho fatto) che cosa penserà mia moglie, quando 3 anni dopo la mia dipartita, le giungeranno i telegrammi con le condoglianze
dai miei amici e colleghi. Nella maggiore tempestività dei parenti, quantomeno per abitudine o protagonismo, ripongo tutte le mie
speranze. 

Come è successo recentemente per la storia del benefattore della scuola di Adro, dove la bella notizia non era insita tanto nel FATTO
quanto nella lettera del benefattore stesso (le motivazioni, il senso d'un gesto), anche qui la cosa più shockante è il comportamento
di quest'ammaso di gente che gira intorno alla situazione. I non protagonisti, i personaggi "collaterali".
Tutto ciò mi ha ucciso. Personalmente mi sento a pezzi. Disintegrato dentro, come raramente mi capita.

E' una merda che supera qualsiasi immaginazione. E' pura malvagità che uccide, anzi no, peggio: che umilia l'anima (!!!). Constatare
a che livelli di disumanità ed assuefazione è arrivata "la maggioranza", o forse diciamocela tutta: il mondo intero.
Uno, di queste cose, se ne rende pienamente conto NON quando sente i telegiornali che raccontano delle guerre in Afghanistan,
ma quando scopre che le regole della geografia sono l'ennesima illusione a cui agganciare l'atavico senso d'insicurezza dell'uomo,
ed allora si comprende come "in realtà" l'Afghanistan confini con l'Italia. O forse con Roma. O forse proprio con la porta di casa.
Incredibile ma vero: l'Afghanistan è sul pianerottolo di casa! Dallo spioncino sembra quasi di poter vedere le piantagioni di papaveri.
Forse non serve che ti esploda una bomba affianco per ricordarti che sei in guerra. MA se ti esplode una bomba affianco ... allora
cadono di colpo, come un castello di carte, tutti quei giochetti che il nostro cervello cerca di costruire per "normalizzare" LA FOLLIA.

Oggettivamente, quest'odio mascherato da semplice cinismo e questa totale incapacità di essere UMANI senza se, e senza ma, è una
cosa ancora più grave, più triste, più indelebile del licenziamento di due persone, e della (momentanea) rovina di due famiglie.
Il licenziamento in un modo o nell'altro passerà, speriamo presto. Il resto no.

Uno sforzo ancor maggiore, nasce dalle logiche conseguenze (se non degenerazioni) più pericolose di tutto ciò: cercare di fare in modo
che l'odio non generi odio, lasciandosi andare alla voglia di appagare sentimenti di inutile vendetta, e divenendo dei CARNEFICI al pari di
quelli che lo sono oggi.
Tremo al pensiero di cosa riserva il futuro alle persone in difficoltà, se il nostro animo non vibra neanche un istante per un FATTO così
GRAVE accaduto ad un uomo che "siede quotidianamente al nostro fianco" da oltre 10 anni, ma che per qualche motivo non ci aggrada: a
modo suo è maleodorante, se non propro per il nostro naso, quantomeno per qualche altro senso percettivo con il quale segnamo la linea di
confine tra quello che va bene ed è "normale" (oddio che parola!), e quello che non va bene ed è "anormale" (oddio che parola!).

Tremo al pensiero della vendetta delle persone che oggi sono in difficoltà, e che dalla "maggioranza" ricevono una TORTURA in cambio di
ogni singola RICHIESTA D'AIUTO.

"Domani nella battaglia pensa a me e cada la tua spada senza filo.
Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani
sulla tua anima, che io sia piombo dentro il tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori."


Poveri zingari, poveri rumeni, poveri extracomunitari, poveri iracheni, povere mignotte, poveri drogati, poveri alcolizzati, poveri handicappati, poveri barboni, poveri disoccupati,
poveri sfruttati, poveri disperati, poveri tutti, ma soprattutto poveri noi quando verrà il nostro momento, e saremo vittime dell'arma più letale che sia stata mai creata.
Che abbiamo creato. Non un mezzo, ma un modo: NESSUNA PIETA'.

Io che CREDO molto a modo mio, nella maniera più diretta, laica e sregolata (nel senso di senza regole) che possa esistere (che in fondo questo credere non sia altro che "semplice disperazione" ?), mi chiedo come è possibile che chi crede secondo le regole, possa SERENAMENTE accettare tutto ciò. E' proprio vero: Cristo lo crocifissero con l'assenso e la noncuranza dei Cristiani. Un brivido egoista mi percorre il corpo: che il Suo sia stato un FINTO perdono, ma in realtà l'INFERNO dove viviamo non sia la logica conseguenza della Sua più tremenda vendetta: lasciarci affogare in un orgia di autodistruzione.

Tra tutte queste domande, in mezzo a tutti questi interrogativi, la cosa che più mi uccide è una risposta che ho davanti gli occhi, e che mi rimbomba nella testa, e che non riesco a far smettere di rimbombare da parecchie ore, e che non riesco a non vedere neanche se chiudo gli occhi, e che non riesco a non sentire neanche se mi tappo le orecchie.
La cosa più triste è che allora, a guardar bene, aguzzando la vista, dallo spioncino della porta di casa non si vedono solo i campi di papaveri dell'Afghanistan, ma se ne vedono anche ALTRI di campi.
La cosa più triste è il constatare che QUELLA FRASE, QUELLA DOMANDA, era null'altro che una domanda retorica. La cosa più triste è avere questa indissolubile certezza che QUESTO NON E' UN UOMO.
 
Edoardo

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Di  Anonimo  (inviato il 28/07/2010 @ 09:14:15)
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