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16.5.06

world press photo... l'estetica della tragedia.


Questo periodo Roma è un mosaico di mostre fotografice e di iniziative culturali che rendono più piacevole la primavera.

Tra le tantissime mostre del fotografia festival è al momento visitabile quella del World Press Photo, un concorso mondiale di foto giornalismo. Visitarla per certi versi è d'obbligo, ma non è scontato il modo in cui se ne esce...

Il fattore unificatore delle fotografie è proprio quello dell'estetica del dramma umano... Foto belle, con inquadrature spesso ricercate della disperazione.

Potremmo stare a parlare dell'etica dei fotografi, che in certe situazioni si preoccupano di scattare immagini anzichè di prestare soccorso, o ancora di non "infierire"... Ma non è questo il punto che m'interessa, in fin dei conti ciascuno reagisce a proprio modo a certe cose... Senza contare che in certi casi meglio che uno non intralci i soccorritori veri...
Ad interessarmi è invece il modo con cui quel tipo di foto vengono recepite... Per questo ne parlo qui, perchè spero che magari qualcuno dica quello che ne pensa...

Ragionando, su quella e altre mostre, ho pensato che in fin dei conti belle immagini, che colgano una certa espressività di una persona, possono essere realizzate solo in condizioni di estrema gioia, estremo dolore o estrema concentrazione. D'altra parte se il bello dell'immagine di un animale è proprio il fatto che quello che fa lo fa a prescindere dalla presenza del fotografo, per una persona è diverso. Vedersi puntare addosso l'obiettivo può scaturire svariate sensazioni.
Non riesco a vedere un fine documentaristico in quelle immagini... Forse anche perchè esposte ci sono solo le premiate e non tutti i percorsi fotografici di tutti i reporter.. Alla fine è proprio questo: l'immagine fine a se stessa. Non ricordo il nome di nessuno di quei fotografi... ma ricordo le immagini più dure, mentre di solito mi accade il contrario...

I giornalisti di tutto il mondo hanno mandato le loro opere migliori, più significative in una sorta di "gara al morto più fresco"... In questa gara ormai sembra andare per la maggiore quello che ritrae il vivo che sta lì lì per...

Ma il dramma non è prerogativa del WPP, anche la mostra di GreenPeace, sui disastri nucleari, rende la drammaticità vissuta da migliaia di persone... Ma quella serie di scatti mi danno l'idea di "corredare" la sofferenza. Ci sono foto in bianco e nero di persone, senza ricercatezze tecniche o estetiche.
La semplice durezza di uno sguardo che chi sta soffrendo dedica al fotografo, che conferisce comunque dignità ad entrambi.
Se dalla mostra di GreenPeace si esce con la rabbia dentro, dal WPP a vincere alla fine è la tristezza e l'impotenza...

L'unica nota positiva del WPP è la foto vincitrice... Drammatica come tutte le altre, ma con una certa censura nella rappresentazione della sofferenza. Solo la mano del bambino che ti lascia immaginare il resto. Il rapporto umano che aggiunge drammaticità alla foto ma in maniera discreta (secondo me)...
Per completezza, ilpresidente della giuria, James Colton, ha detto di questa foto: ''Questa fotografia mi ha colpito profondamente fin dalla prima volta che l'ho vista, due settimane fa. E' rimasta nella mia testa, anche dopo aver visto le altre migliaia di immagini durante i lavori della giuria. Questa fotografia contiene tutto: bellezza, orrore e disperazione. E' semplice, elegante, emozionante''.


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2 commenti:

Anonymous max ha scritto...

poi fai un articolo pure sulle foto mie di parigi?

3:04 PM  
Anonymous Anonimo ha scritto...

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9:14 AM  

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