E' solo un problema di definizione.
Le parole sono complicate, ne usi una al posto di un'altra e rischi di cambiare tutto il concetto che c'è dietro.
Il Presidente Napolitano ad esempio ieri si è cimentato in una complicata differenziazione sulle varie accezioni del termine "guerra". La Costituzione, (sigh - "riposi in pace"), dice all'articolo 11 che l'Italia ripudia la "guerra"... Ma ovvio che i padri della patria non hanno considerato eventuali "guerre giuste"... D'altra parte loro che la guerra l'hanno vissuta sapevano bene che un ossimoro di tal fatta va bene per un poeta, ma non per un testo di legge come quello costituzionale.
Il Presidente allora, supremo garante del testo, si è trovato a spiegare alla gente che c'è guerra e guerra e se quella in Iraq è ingiusta, quella in Afghanistan va benissimo. Concetto per altro già esplicitato da altri.... Senza voler tornare sull'interpretazione della Costituzione, che a me sembrava chiarissima su questo punto, ora il problema è definire meglio le conseguenza delle guerre, giuste o sbagliate che siano: ovvero i morti.
I morti di Nassirya, tutti, cosa sono?
Vittime del terrorismo?
No, perchè il terrorismo è definito come "metodo di lotta di gruppi e movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali, cercano di rovesciare l'assetto politico sociale esistente con atti di violenza organizzata." (Garzanti 2006).
Se pensiamo alla situazione iraqena questo atteggiamento l'ha avuto la coalizione guidata da Bush, che ha sovvertito l'ordine che c'era per un altro poco chiaro. Se d'altra parte, consideriamo il terrorismo come un pratica che compie atti violenti nei confronti di popolazioni civili al fine di modificare lo status quo... Allora anche in questo caso Bush rischia di rientrare nella definizione e ne resterebbero fuori gli "assassini" dei soldati... Perchè i soldati non sono civili.
Eroi di guerra?
No, perchè l'Italia la guerra la ripudia per legge... Quindi guerre non ne fa.(sigh!)
A questo punto potremmo iniziare a parlare di turismo irrsponsabile dei soldati... oppure di odio raziale da parte degli iraqeni... Ma sembra una visione surreale.
Ci sono:
Morti sul lavoro!!!!!!!!
I soldati morti in giro per il mondo sono "morti bianche"...
A questo punto però, mi sembra doveroso chiedere al governo di equiparare il valore delle morti sul lavoro.
E' squallido vedere che mentre certi migranti muoiono nei cantieri in cui lavorano in nero e i cui datori di lavoro cercano di dimostrare che "il morto non lavorava qui, passeggiava sull'impalcatura a 10 metri, ma nessuno l'ha mai visto prima"; altri "pur morendo in regola", avranno solo l'onore di essere conteggiati nelle statistiche ufficiali...
Mentre chi muore lavorando in Iraq o chissà dove ha i funerali di stato e i vari picchetti.
A me sembra addirittura irrispettoso!!
tags:
lavoro, Pibiri, Nassirya, Napolitano, guerra, pace, Afghanistan, Iraq, terrorismo, Afghanistan, immigrato,
Afghanistan, costituzione.
Il Presidente Napolitano ad esempio ieri si è cimentato in una complicata differenziazione sulle varie accezioni del termine "guerra". La Costituzione, (sigh - "riposi in pace"), dice all'articolo 11 che l'Italia ripudia la "guerra"... Ma ovvio che i padri della patria non hanno considerato eventuali "guerre giuste"... D'altra parte loro che la guerra l'hanno vissuta sapevano bene che un ossimoro di tal fatta va bene per un poeta, ma non per un testo di legge come quello costituzionale.
Il Presidente allora, supremo garante del testo, si è trovato a spiegare alla gente che c'è guerra e guerra e se quella in Iraq è ingiusta, quella in Afghanistan va benissimo. Concetto per altro già esplicitato da altri.... Senza voler tornare sull'interpretazione della Costituzione, che a me sembrava chiarissima su questo punto, ora il problema è definire meglio le conseguenza delle guerre, giuste o sbagliate che siano: ovvero i morti.
I morti di Nassirya, tutti, cosa sono?
Vittime del terrorismo?
No, perchè il terrorismo è definito come "metodo di lotta di gruppi e movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali, cercano di rovesciare l'assetto politico sociale esistente con atti di violenza organizzata." (Garzanti 2006).
Se pensiamo alla situazione iraqena questo atteggiamento l'ha avuto la coalizione guidata da Bush, che ha sovvertito l'ordine che c'era per un altro poco chiaro. Se d'altra parte, consideriamo il terrorismo come un pratica che compie atti violenti nei confronti di popolazioni civili al fine di modificare lo status quo... Allora anche in questo caso Bush rischia di rientrare nella definizione e ne resterebbero fuori gli "assassini" dei soldati... Perchè i soldati non sono civili.
Eroi di guerra?
No, perchè l'Italia la guerra la ripudia per legge... Quindi guerre non ne fa.(sigh!)
A questo punto potremmo iniziare a parlare di turismo irrsponsabile dei soldati... oppure di odio raziale da parte degli iraqeni... Ma sembra una visione surreale.
Ci sono:
Morti sul lavoro!!!!!!!!
I soldati morti in giro per il mondo sono "morti bianche"...
A questo punto però, mi sembra doveroso chiedere al governo di equiparare il valore delle morti sul lavoro.
E' squallido vedere che mentre certi migranti muoiono nei cantieri in cui lavorano in nero e i cui datori di lavoro cercano di dimostrare che "il morto non lavorava qui, passeggiava sull'impalcatura a 10 metri, ma nessuno l'ha mai visto prima"; altri "pur morendo in regola", avranno solo l'onore di essere conteggiati nelle statistiche ufficiali...
Mentre chi muore lavorando in Iraq o chissà dove ha i funerali di stato e i vari picchetti.
A me sembra addirittura irrispettoso!!
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