non sempre è facile
prendere una posizione.

Mettere tutti d'accordo è impresa difficile se non disperata.
Bersani col suo decreto sembra trovare l'appoggio di consumatori, industriali e imprenditori. Restano però fuori un bel pezzo di piccoli imprenditori e liberi professionisti.
I taxisti sembrano essere il gruppo più agguerrito, forti del saper far "gruppo".
Ma chi ha ragione? BOHHHHH.
Partirei col fatto che a mio avviso liberalizzare, dergolamentare non è un buon metodo per ottenere riduzioni dei prezzi. Non mi piace uno stato che si affida al Mercato. Non mi piace non solo per un blocco ideologico, ma perchè se per gli industriali "competere" si è ormai trasformato in una corsa al risparmio sul costo del lavoro, per i piccoli professionisti si traduce in una guerra tra poveri da cui non usciranno vincitori, ma che vedrà la "qualità dei servizi" comunque perdente.
D'altra parte non mi piacciono gli istinti corporativi di nessuna categoria.
Non mi piace quando Epifani dice che "non dovranno essere i lavoratori dipendenti a sopportare i sacrifici" dimenticandosi tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che "collaborando" non sono dipendenti, ma che si sacrificano per tutti già da un bel po' di tempo. Tantomeno mi piace che un gruppo più o meno ampio, come quello dei tassisti, pretenda di mantenere intatti i prori privilegi senza considerarsi parte integrante di un sistema, quello dei mezzi pubblici, che sembra essere in crisi già da un pezzo. I tassisti hanno fatto affari d'oro quando a scioperare erano i ferrotranvieri, facendo orecchie da mercante quando si sottolineavano le contraddizioni intrinseche alla gestione di un servizio pubblico come quello di un'impresucola di famiglia.
Da un altro punto di vista, come si può non essere d'accordo con un prvvedimento che sembra ricalcare lo slogan "lavorare meno, lavorare tutti"? Io mi trovo ad appoggiare pienamente questa idea, ma a patto che a "lavorare meno" non corrisponda "vivere meno". Nel senso che ho paura che anche in questo caso, come per l'introduzione dei contratti precari, senza un adeguamento delle tutele a quelle del lavoro si rischi un gap a discapito della sopravvivenza.
Forse la similitudine con il precariato è esagerata, ma si ripropone se si pensa al fatto che con un decreto di questo tipo potrebbero nascere differenze di comune in comune, di regione in regione.
Non saprei, immagino orde di tassisti che emigrano da una regione all'altra in base alla gestione delle licenze. Ovviamente scherzo, ma è anche questo un aspetto che mi viene in mente tra le negatività delle liberalizzazioni in genere.
Potrei poi passare su un altro piano del discorso, legato alla sfera ambientale. Liberalizzare le licenze dei taxi significa aumentarne il numero, quindi altre macchine in giro. CHE PALLE!! Liberalizziamo invece i treni. Che ogniuno sia libero di costruire una ferrovia dove vuole e messo in condizione di avere dei treni e farli circolare. Questa sì che sarebbe una riforma che produrrebbe un avanzamento...
In ultimo, toccare gli interessi padronali, per dirla in linguaggio novecentesco, non mi dispiace affatto, ma certo c'è padrone e padrone, toccare quelli dei piccoli va bene, ma non dimentichiamoci dei grossi. Questa critica è mossa al governo anche dal centrodestra, con una certa dose di opportunismo, visto che non è che la destra italiana si sia mai affannata a rompere le palle ad alcuna corporation o grande nome, eccetto, s'intende, a quelli che davano impiccio a Berlusconi... Però dire, come fa Fini, che il governo è partito dall'anello debole mi sembra un po' eccessivo, io non considererei avvocati, notai e tassisti i piccoli indifesi del sistema economico...
Mah.. resto in attesa di farmi un'idea più chiara... magari con l'aiuto di qualcuno che già se l'è fatta.
tags:
Bersani, Prodi, Fini, liberalizzazione, italia, politics, taxi, tassisti, Roma, ambiente.




1 commenti:
stavo rileggendo ora il post... e mi sono reso conto di una dimenticanza imbarazzante... quando dico "liberalizzare i treni" intendo nel rispetto dell'ambiente e degli abitanti che vivono su un territorio. Insomma... NO TAV.
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