sicurezza sul lavoro
626... come sei?!
Il 1 maggio ho scritto un post sulle morti bianche... anzi nere
Il tema della sicurezza sul lavoro in quei giorni era molto gettonato, ma nel circo della comunicazione l'attenzione cala presto, specialmente se è un tema troppo complicato come quello del mondo del lavoro, dove ci sono leggi da comprendere, regolamenti da interpretare e situazioni che cambiano da comparto a comparto, da azienda a azienda.
Mi è stata segnalata questa intervista a Vincenzo Di Nucci, presidente dell'AITEP Associazione Italiana Tecnici della Prevenzione, in cui vengono spiegati alcuni passaggi della 626, la mitica legge sulla sicurezza, dove "mitica" è inteso in senso letterario.
In particolare è interessante ascoltare come in Italia, in una impresa qualsiasi, dal negozio fino ad uno stabilimento petrolchimico si possa diventare "responsabili della prevenzione" con brevi corsi, fatti fare ai futuri "responsabili", scelti, manco a pensarlo, dalla dirigenza stessa dell'impresa. Questo escamotage per aggirare la legislazione europea che già aveva condannato l'Italia in proposito.
tags:
vincenzo di nucci, 626, 1maggio, primo maggio, sindacato, aitep, morti bianche, lavoro, precarietà, work, namir, morire operaio
Il tema della sicurezza sul lavoro in quei giorni era molto gettonato, ma nel circo della comunicazione l'attenzione cala presto, specialmente se è un tema troppo complicato come quello del mondo del lavoro, dove ci sono leggi da comprendere, regolamenti da interpretare e situazioni che cambiano da comparto a comparto, da azienda a azienda.
Mi è stata segnalata questa intervista a Vincenzo Di Nucci, presidente dell'AITEP Associazione Italiana Tecnici della Prevenzione, in cui vengono spiegati alcuni passaggi della 626, la mitica legge sulla sicurezza, dove "mitica" è inteso in senso letterario.
In particolare è interessante ascoltare come in Italia, in una impresa qualsiasi, dal negozio fino ad uno stabilimento petrolchimico si possa diventare "responsabili della prevenzione" con brevi corsi, fatti fare ai futuri "responsabili", scelti, manco a pensarlo, dalla dirigenza stessa dell'impresa. Questo escamotage per aggirare la legislazione europea che già aveva condannato l'Italia in proposito.
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