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a piedi nudi... di gianluca de angelis
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7.5.07

il mondo è bipolare... la sinistra no.

Da qualche ora le elezioni francesi hanno dato il proprio esito, vittoria di Sarkozy.
Dalla sinistra socialista le solite frasi di rito: dalla sconfitta si riparte con rinnovato vigore per le nuove lotte etc. etc.

Non voglio gettarmi in analisi assurde sullo stato della sinistra in Europa, non ne sarei in grado e non mi va neanche troppo di cimentarmi, però una riflessione mi viene spontanea, visto che quello che è successo in Francia era già successo in Italia alle ultime elezioni, e non parlo tanto del risultato, quanto dei tentativi della sinistra di sopravvivere nei sistemi bipolari. Il caso francese è facile da prendere ad esempio, da un lato perchè è fresco fresco, in secondo luogo perchè in Francia il doppio turno impone la logica bipolare da parecchio tempo, eppure anche la sinistra francese davanti all'occasione del ballottaggio non è riuscita a fare altro che "la corte al centro". Ovvio che non voglio dire che senza i voti di Bayrou avrebbe vinto Royal, sarebbe quantomeno assurdo, ma voglio solo riflettere sul fatto che la sinistra in quanto tale sembra, per lo meno lo ha fatto in Italia e mi pare l'abbia fatto in Francia, correre ai ripari riparando al centro. Smorzando così, nella corsa all'ultimo voto, la propria potenzialità innovatrice, o per lo meno di azione critica.
Tutti si ammucchiano al centro, le differenze tra gli schieramenti sono sempre più labili, le grosse differenze tra le parole scompaiono o si attenuano sulle politiche, nel frattempo tutti vogliono contare, per contare ci si conta, una volta contati si capisce che non si conta e da quel momento iniziano gli sconti, che poi si scontano al momento del voto, dopodichè tutto ricomincia.. La gente, d'altra parte, vota in modo "utile" e ben pochi sono quelli davvero contenti, o che anche solo ci hanno capito qualcosa, anche perchè le cose cambiano di poco e la strada da seguire sembra essere una sola; gli "altri", i "più", sebbene diversi tra loro restano esclusi, le banlieu insorgono e anche il prossimo voto sarà determinato dalla paura.

Chiamiamola, se vogliamo, democrazia, ma a me sembra solo l'occasione per esplicitare l'esistenza dell'"altro", così da schiacciarlo meglio.


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