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Dal 22 novembre 2007 questo blog non è più aggiornato,


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a piedi nudi... di gianluca de angelis
http://www.gluca.info/dblog/

2.6.07

vignette di Vauro ad Anno Zero.
non commettere atti impuri (31 maggio 2007)


BAMBINI
almeno noi ci limitavamo a mangiarli!!



destra, sinistra, nessun politico vuole mettersi contro il vaticano.
sono tutti pretofili!



LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME
ehi, non intendevo in quel senso!



MA C'E' ANCHE CHI I BAMBINI LI PROTEGGE
ma madre Mastella, quello non è un bambino.
però è alto uguale!



PEDOFILI ANCHE GLI ELETTORI
il partito democratico manco è ancora nato e già se lo sono fatto!



NUOVI CHIERICI
ho solo un po' allungato la camicia nera!



...E SANTORO FINI' ALL'INFERNO
beh, qual'è il problema?
canta bella ciao dalla mattina alla sera!



a France', il fatto che ad alcuni preti piacciano i bambini non mi pare un buon motivo perchè tu vada in giro con i pantaloni corti!



OMERTA' MAFIOSA?
chiesa nostra!



CASO CHIUSO
ego me absolvo
amen!


...ho cercato di recuperare in qualche modo le vignette di Vauro della puntata di Annozero del 30 maggio, dedicata al rapporto tra chiesa e pedofili.
ciniche? o semplicemente fastidiose perchè provocano un certo sorriso amaro?

Al di là di tutte le polemiche sul caso, spesso strumentali, non credo che la chiesa ne esca male per il fatto "pedofilia in se' "...
E' il suo essere stato nello stato che ci nuoce,
è il fatto che che queste cose dovevano uscire in Italia contemporaneamente a quando uscirono in tutt'Europa.
Questo ci rende piccoli...
Ma si sa che alla Chiesa i piccoli piacciono!!
(ops).




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12.5.07

family day.
il popolo dei privilegi in piazza.


Che bellezza... Domani a Roma verranno un sacco di persone. Sono previsti 3000 pullman... 8 treni...
Insomma, tra spostamenti, palco, concerto, tribuna e spazi ristoro per grandi e piccini vanno a puttane i soldi ricavati con l'8 per mille alla chiesa cattolica...
Spero che almeno di questo si rendano conto i faccendieri del Vaticano, quando dicono che "questi sono i valori in cui credono gli italiani".
Mastella addirittura arriva a dire che per coerenza sarebbe disposto a dimettersi, salvo poi tornare sulla sua poltrona lunedi... Alla faccia della coerenza. Così il week end se lo fa completo.

Qualsiasi parola mi sembra inutile, riduttiva, ridicola di fronte all'arroganza del più importante partito italiano, quello della Chiasa Cattolica. Domani a Roma scenderà in piazza il popolo dei privilegi, quello delle "famiglie naturali"... Per loro faccio mie queste parole:

"E - vi preghiamo -
quello che succede ogni giorno
non trovatelo naturale.

Di nulla sia detto: è naturale
in questo tempo di anarchia e di
sangue,

di ordinato disordine,
di meditato arbitrio,
di umanità disumanata,
così che nulla valga
come cosa immutabile."

Bertold Brecht.
L'eccezione e la regola.

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10.5.07

Le minacce Benedette.

"La Chiesa come tale non fa politica, rispettiamo la laicità, ma la Chiesa indica le condizioni in cui i problemi sociali possono maturare" dice Benedetto XVI, "e proliferare irrisolti", aggiungo io, tanto più che il papa ha minacciato di scomunica i parlamentari messicani che voteranno per l'aborto.
Non capisco bene la scomunica che razza di minaccia è.
Io se potessi essere scomunicato per una questione come quella ci metterei la firma... Cio' non toglie che agli occhi di un credente cattolico, essere scomunicato significherebbe la rinuncia alla vita eterna... Quindi essere scomunicati significa "morte eterna"... E visto che provocare la "morte", tanto più se "eterna", è ciò che si definisce "omicidio" (eterno?!?!)... Il Vaticano non avrebbe pertanto timore ad usare quest'arma per "preservare il proprio potere", o anche per "rovesciare l'assetto politico sociale esistente"... esattamente ciò che sul dizionario Garzanti corrisponde alla parola TERRORISMO.
...e chi se l'immaginava... sembrava un vecchietto così tranquillo.

Che poi non è che abbia ben capito la motivazione di tale accanimento, io sapevo che per i cristiani anche il più tremendo dei peccati può essere perdonato, basta pentirsi.
Eppure qui le minacce non sono arrivate per chi abortisce, ma per chi l'aborto lo renderebbe possibile. A dire il vero io sapevo anche che per i cristiani vigeva la storia del libero arbitrio... Sarà stato abolito pure quello insieme al limbo?? Oppure il Papa nega ciò che Dio concede?!
Ma allora perchè non scomunicano chi pratica l'aborto?!
Forse, visti i numeri, non lo fanno per essere sicuri di non vedere andare a male tutte quelle ostie che resterebbero inutilizzate...
Quello sì che sarebbe un peccato grave, con la gente che muore di fame, sprecare il pane sarebbe proprio una cattiveria. E vabbè dai... anche fosse... tanto "gli ultimi saranno i primi", e poi sono abituati a "porgere l'altra guancia", cosa che ai sadici fa piacere.



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7.5.07

il mondo è bipolare... la sinistra no.

Da qualche ora le elezioni francesi hanno dato il proprio esito, vittoria di Sarkozy.
Dalla sinistra socialista le solite frasi di rito: dalla sconfitta si riparte con rinnovato vigore per le nuove lotte etc. etc.

Non voglio gettarmi in analisi assurde sullo stato della sinistra in Europa, non ne sarei in grado e non mi va neanche troppo di cimentarmi, però una riflessione mi viene spontanea, visto che quello che è successo in Francia era già successo in Italia alle ultime elezioni, e non parlo tanto del risultato, quanto dei tentativi della sinistra di sopravvivere nei sistemi bipolari. Il caso francese è facile da prendere ad esempio, da un lato perchè è fresco fresco, in secondo luogo perchè in Francia il doppio turno impone la logica bipolare da parecchio tempo, eppure anche la sinistra francese davanti all'occasione del ballottaggio non è riuscita a fare altro che "la corte al centro". Ovvio che non voglio dire che senza i voti di Bayrou avrebbe vinto Royal, sarebbe quantomeno assurdo, ma voglio solo riflettere sul fatto che la sinistra in quanto tale sembra, per lo meno lo ha fatto in Italia e mi pare l'abbia fatto in Francia, correre ai ripari riparando al centro. Smorzando così, nella corsa all'ultimo voto, la propria potenzialità innovatrice, o per lo meno di azione critica.
Tutti si ammucchiano al centro, le differenze tra gli schieramenti sono sempre più labili, le grosse differenze tra le parole scompaiono o si attenuano sulle politiche, nel frattempo tutti vogliono contare, per contare ci si conta, una volta contati si capisce che non si conta e da quel momento iniziano gli sconti, che poi si scontano al momento del voto, dopodichè tutto ricomincia.. La gente, d'altra parte, vota in modo "utile" e ben pochi sono quelli davvero contenti, o che anche solo ci hanno capito qualcosa, anche perchè le cose cambiano di poco e la strada da seguire sembra essere una sola; gli "altri", i "più", sebbene diversi tra loro restano esclusi, le banlieu insorgono e anche il prossimo voto sarà determinato dalla paura.

Chiamiamola, se vogliamo, democrazia, ma a me sembra solo l'occasione per esplicitare l'esistenza dell'"altro", così da schiacciarlo meglio.


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3.5.07

BASTA SCRITERIATI:
PRODI PAPA SUBITO!!!

per una ventata di riformismo in Vaticano:
PRODI PAPA SUBITO!!

Ne ha il carisma,
la capacità dialettica,
la conformazione fisica,
la lucidità politica,
la sagacia nel riconoscere da che parte stare,
la voglia di progresso,
la lungimiranza,
la consapevolezza del presente,
persino gli amici.

Conoscete qualcuno di più adatto?
Così finalmente l'Osservatore "Romano" avrà un motivo per chiamarsi così.


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1.5.07

per una dialettica gramsciana del subalterno.
di Raul Mordenti.

Pubblico questo interessante articolo di Raul Mordenti, scritto per Liberazione, ma mai pubblicato perchè contiene una frase che l'autore si è rifiutato di cancellare o modificare.

Penso che ogni giornale sia "libero" di scegliere chi, cosa, come e quando pubblicare, ma penso anche che appiattire le critiche significhi impedire una crescita attraverso il dibattito. Se tutto questo non mi piace, ancora meno mi piace che in certi giornali valga l'idea del
"ti invito a scrivere per me, ma devi scrivere quello che ti dico io".

Visto che internet permette di scavalcare queste pratiche, vi invito ad usare i commenti al post per dare al dibattito la possibilità di nascere, confidando nel fatto che siate tutti/e consapevoli che, al pari di un censore, anche un certo uso della parola può vanificare qualsiasi sforzo di ragionamento.


Può il gramsciano censurare (e accettare la censura)?

L’articolo che segue era stato commissionato all’Autore per il Supplemento di “Liberazione”/”Quer” dedicato a Gramsci e intitolato “Può il subalterno parlare?”, a cura di Giorgio Baratta (29/04/07). Essendosi l’Autore rifiutato di tagliare, cioè autocensurare, una frase di critica a Bertinotti (come gli era stato chiesto) il curatore Giorgio Baratta e “Liberazione” hanno deciso di censurare l’intero articolo, che infatti non è stato pubblicato. Facciamo pervenire il testo (con la frase proibita in carattere grassetto). Invitiamo a diffonderlo e, soprattutto, a meditare insieme su come è ridotta la sinistra (che pure si dice comunista, libertaria, antiautoritaria e quant’altro). (Raul Mordenti).


Per una dialettica gramsciana del subalterno

1. La domanda se il subalterno possa parlare costituisce (a rigori) una tautologia, che nasconde però un problema (e forse il problema). Il subalterno, finché rimane subalterno e in quanto subalterno, non può evidentemente parlare, perché l’essere subalterno si definisce appunto come una radicale mancanza di autonomia, che significa mancanza di un proprio punto di vista, mancanza di un discorso auto-centrato e posizionato a partire da sé, dunque mancanza anzitutto di parola. Dove “parola” significa evidentemente sia lessico che linguaggio i quali (il pensiero femminista ce l’ha insegnato) sono intrisi di dominio: usare la parola di chi ci usa non è parlare. Credo anzi che potrebbe essere questa la vera definizione di “subalterno”: è subalterno chi non possiede una propria capacità di parola (qui Spivak è ìmpari a se stessa, quando definisce “subalterno” come “essere rimosso/a/i da ogni linea di mobilità sociale”: il contrario è vero, anche la “mobilità sociale”, perseguìta individualmente o corporativamente dentro la gerarchia delle classi assunta come immodificabile, è fattore e segno di subalternità).

2. Se “subalterno” è mancanza di parola, allora “potere” è anche potere di parola, il potere egemonico di articolare un discorso auto-legittimante, di istituire un senso, di dare senso alle cose (o meglio: di imporglielo), rendendo il proprio punto di vista “senso comune”. E Gramsci ci insegna che appunto attorno al “senso comune” si svolge la lotta egemonica fra le classi: è egemone chi incontra, controlla, gestisce il senso comune.

Da questo punto di vista non solo le nazioni ma anche i poteri sono racconto o, per meglio dire, le “grandi narrazioni” condivise dai subalterni sono necessarie ai poteri non meno di quanto gli siano le polizie e gli eserciti (non foss’altro perché - come già Gramsci vide lucidamente - anche nella più esclusiva, costrittiva e “dominante” delle dittature almeno le polizie, gli eserciti e i membri degli apparati repressivi debbono, in qualche modo, essere “egemonicamente” persuasi dal potere che servono, cioè debbono condividere il racconto del mondo proposto/imposto da quel potere). Per questo le dittature hanno bisogno di eroi.

3. È giunto il momento che i rivoluzionari assumano il problema della costruzione del senso come il più decisivo dei problemi. Se non nei termini della produzione di un racconto opposto e speculare rispetto a quello del potere almeno nei termini della capacità di criticare il racconto del potere al fine di sottrarvisi. Questo gesto è la condizione necessaria della lotta per l’autonomia, cioè per la fuoruscita dalla subalternità. È il gesto (se ci riflettiamo: meraviglioso) da cui origina ogni liberazione collettiva: è il movimento operaio che nasce nel momento stesso in cui rifiuta di credere al racconto del capitale (cioè che la liberazione passi per lo sfruttamento); è il gesto dei popoli colonizzati che comprendono come il “fardello dell’uomo bianco” sia solo un racconto che serve per caricare ogni fardello sulle spalle dell’uomo nero e della donna nera; è il gesto di Lenin e di Malcom X, del femminismo e dei movimenti di rivolta giovanili, etc.

Quando i rapporti di forza sono particolarmente sfavorevoli o addirittura disperati (come nei tempi nostri) forse potrebbe bastare il gesto degli ebrei costretti ad assistere alle prediche della Controriforma: turarsi le orecchie con invisibili tappi di cera. Forse è proprio questo che fanno i ventenni di oggi, forse è una forma di primitivo, ma sensato e radicale, rifiuto il loro malinconico e anoressico silenzio, forse è l’unica forma di opposizione che sia oggi loro possibile.

4. Chi rifiutasse ancora l’urgenza del problema che qui poniamo (magari perché lo ritiene, con formuletta lorianesca, “sovrastrutturale”) dovrebbe riflettere sull’accanimento e la cura che il potere capitalistico impiega nella distruzione sistematica dei racconti di liberazione che minacciano di mettere in questione la passività dei subalterni. Cos’altro sono la campagna sistematica della pagina culturale del “Corriere della sera” contro la Resistenza o di “Repubblica” contro Cuba se non lo sforzo di persuadere che nulla di diverso dal potere dai suoi orrori è stato mai possibile (e, dunque, oggi neppure pensabile)? Anche molta parte della gestione neo-brescianesca di Gramsci (Gramsci liberale, Gramsci trotzkista, Gramsci socialdemocratico, Gramsci tradìto da Togliatti, etc.) ci parla di questa esigenza del potere di rendere impensabile ogni alternativa.

Questa è la secolare lotta culturale (e politica) fra le classi: da una parte i subalterni tentano sempre in ogni modo (compreso il sogno e la religione) di affermare che un altro mondo sarebbe nonostante tutto possibile; dall’altra parte il potere ribadisce invece che non c’è nulla da fare, che un altro mondo è assolutamente impossibile, che “tanto, signora mia, una volta al potere sono tutti uguali”. Da questo punto di vista l’esito dell’esperienza di Rifondazione (simboleggiato dalle reazioni di Bertinotti agli studenti che lo avevano contestato alla “Sapienza”) rappresenta una grande vittoria culturale, cioè politica, del potere capitalistico italiano, e costituisce un formidabile fattore di disillusione e rassegnazione dei subalterni (che si tramuta in passività politica).

5. Qui il pensiero di Gramsci ci aiuta. In Gramsci il soggetto (il soggetto della storia, e della rivoluzione) non è affatto dato, esso si deve continuamente costruire, dunque auto-costruire.

A ben vedere deriva proprio da qui una insopprimibile istanza democratica presente in Gramsci: la necessità di costruire il soggetto rivoluzionario (costruire, non solo dirigere) attraverso un processo reale storicamente determinato, cioè politico e conflittuale, che presenta contraddizioni anche al suo interno (fra dirigenti e masse, fra partito e movimento, fra “direzione consapevole” e “spontaneità” etc.). E il fondamento teorico della democrazia comunista è l’inaudita risposta che Gramsci fornisce alla più inaudita delle domande che un dirigente comunista si sia mai posto, una domanda ai limiti dell’assurdo nella concezione leninista del Partito e che Gramsci definisce invece “quistione teorica fondamentale”: “Si presenta una quistione teorica fondamentale (…): la teoria moderna [il marxismo, n.d.r.] può essere in opposizione con i movimenti ‘spontanei’ delle masse?” (Q 3, pp. 330-331). La risposta che Gramsci si dà (e nessun altro comunista dopo di lui si darà) è tanto risoluta quanto gravida di conseguenze fondamentali per la teoria del Partito e per la stessa idea di rivoluzione: “Non può essere in opposizione: tra di essi c’è una differenza ‘quantitativa’, di grado, non di qualità; deve essere sempre possibile una ‘riduzione’, per così dire, reciproca, un passaggio dagli uni agli altri e viceversa”(Ibidem).

6. “Siamo indios, ma non solo…” dicono gli zapatisti. I subalterni gramsciani, gli operai che egli ha ascoltato negli anni dell’”Ordine Nuovo”, i quadri popolari con cui ha cercato di costruire il suo Partito, perfino i delinquenti meridionali che ha incontrato in carcere non sono mai tabula rasa, non sono mai mera passività e assenza di soggettività, non sono mai solo il “concio” della storia: sono sempre anche qualcos’altro. È questo il motivo per cui: “il punto di partenza deve sempre essere il senso comune, che spontaneamente è la filosofia delle moltitudini che si tratta di rendere omogenee filosoficamente.” (Q 11, pp. 1397-1398). Esiste infatti “lo spirito popolare creativo”, che Gramsci afferma essere la vera base della sua ricerca, la comune origine dei quattro strani temi che egli si assegna nella lettera a Tania del 19 marzo 1929 in cui annuncia per la prima volta il progetto dei Quaderni. Per questo: “Ogni traccia di iniziativa autonoma da parte dei gruppi subalterni dovrebbe (…) essere di valore inestimabile per lo storico integrale” (Q 25, pp.2283-2284).

R.M. 19/4/2007


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22.4.07

Rahmatullah... CONVERTITI e sarai liberato!!

[24]Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». [25]E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». [26]Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
Matteo (capitolo 27).

Chi sono i tre nella foto?
Ve lo dico subito: nella foto grande c'è D'Alema, in quella piccola a destra Rahmatullah Hanefi, responsabile dell'ospedale di Emergency a Lashkar Ghah, che, prima di essere arrestato, nel tempo libero faceva il mediatore per il governo Prodi.
Quello in basso a destra è Abdul Rahman, che dopo essersi convertito al cristianesimo, siccome rischiava, per la sua nuova religione, non ricordo bene quale pena, è dal 30 marzo del 2006 rifugiato politico in Italia.
Quindi per un neo-cristiano-cattolico non ci si pone problemi di ingerenza nei confronti di un governo "leggittimamente eletto" come dovrebbe essere quello di Karzai, mentre per un "semplice" afghano disponibile a rischiare tutto pur di salvare delle vite umane non si fa.
Effettivamente non so più fino a che punto c'è da fidarsi di uno che si mette a disposizione del governo italiano... Se almeno si convertisse un po'... certo le cose sarebbero più facili.


così mentre a piazza Farnese (roma), ieri persone fiduciose hanno portato le proprie chiavi per liberare Rahmatullah, si è sentita a mancanza delle chiavi più pesanti: quelle che hanno a palazzo Chigi... Quelle che se non servissero ad aprire le porte della cella di Rahmat, potrebbero almeno chiudere il rubinetto di vite umane e di soldi che in Afghanistan si spercano per il piacere dei soliti.

La foto dell'iniziativa di Emergency è di Claudio Testa, qui le altre.
I comunicati e le info sull'iniziativa "una chiave per Rahmatullah", che continua fino a che servirà, sono invece qui.

FIRMATE QUI!!
per ogni firma Repubblica provvederà a portare una chiave nella teca di Piazza Farnese.

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