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a piedi nudi... di gianluca de angelis
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25.5.07

sicurezza sul lavoro
626... come sei?!

Il 1 maggio ho scritto un post sulle morti bianche... anzi nere

Il tema della sicurezza sul lavoro in quei giorni era molto gettonato, ma nel circo della comunicazione l'attenzione cala presto, specialmente se è un tema troppo complicato come quello del mondo del lavoro, dove ci sono leggi da comprendere, regolamenti da interpretare e situazioni che cambiano da comparto a comparto, da azienda a azienda.

Mi è stata segnalata questa intervista a Vincenzo Di Nucci, presidente dell'AITEP Associazione Italiana Tecnici della Prevenzione, in cui vengono spiegati alcuni passaggi della 626, la mitica legge sulla sicurezza, dove "mitica" è inteso in senso letterario.

In particolare è interessante ascoltare come in Italia, in una impresa qualsiasi, dal negozio fino ad uno stabilimento petrolchimico si possa diventare "responsabili della prevenzione" con brevi corsi, fatti fare ai futuri "responsabili", scelti, manco a pensarlo, dalla dirigenza stessa dell'impresa. Questo escamotage per aggirare la legislazione europea che già aveva condannato l'Italia in proposito.

L'intervista dura 28 minuti ed è stata realizzata dalla radio Namir.





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1.5.07

Primo Maggio.
morti bianche, anzi, nere.

Primo Maggio, festa del lavoro.
Concerti, comizi, parole su parole spese per dire quanto è giusto questo, quanto è giusto quello...
Ma alle parole, al mega concertone di Roma si affianca il silenzio, lungo un minuto, per le morti bianche.
Il silenzio, come le parole, serve per dire qualcosa, e allora cerchiamo di dirlo come si deve.

Perchè morti bianche?
Un morto "bianco" sembra un non morto.
Uno sciopero bianco è lo sciopero al contrario, quello fatto seguendo tutto secondo le regole, e si sa che le regole applicate alla lettera ostacolano "la produzione" come uno sciopero vero.
La cronaca o è nera, se si parla di morti ammazzati, o è rosa per le vite private.
La cronaca non è mai bianca, quella bianca non è cronaca, è silenzio.
In un gergo informale "andare in bianco" significa non andare proprio.
Una luce è bianca, il bagliore è bianco, il bianco acceca e fa chiudere gli occhi.

E allora?
Le morti bianche sono in realtà nere.
Sono nere le morti come è nero il lavoro che le causa.
Sono nere perchè se i precari lavorano 16 ore al giorno senza il rispetto di nessuna regola, sono morti ammazzati.
Sono nere perchè chi muore, spesso è immigrato o clandestino.
Devono essere nere perchè davanti al nero non si chiudono gli occhi, al contrario si sbarrano.

Anche per iniziare a guardarle diversamente, chiamiamole per favore "morti nere".

gianluca de angelis.


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28.2.07

SCADO IL... mostra 16 - 29 marzo Roma.




immagini di
Gianluca De Angelis

a cura di
Giuseppe Salerno

in collaborazione con:

- Dipartimento Nazionale Inchiesta PRC

- Riva Sinistra (associazione aderente alla Sinistra Europea)

16 - 29 marzo 2007

inaugurazione venerdì 16 marzo ore 19.00

con la partecipazione di Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà Sociale

e con Pina Rozzo Vicepresidente della Provincia di Roma.


“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” recita la Costituzione.

“Ma quando il lavoro diventa precario cosa ne è della nostra Repubblica?”.

Questo l’interrogativo con il quale Gianluca De Angelis conduce l’indagine fotografica che lo porta a fissare, questa volta a tempo indeterminato, i primi piani di lavoratori contraddistinti, al pari di chi delinque, da una sequenza di numeri che segnano la scadenza del proprio contratto.

Da soggetti a oggetti di consumo, ecco il destino di quanti, equiparati a prodotti da scaffale, sono costretti, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, a interiorizzare scadenze innaturali che, allontanandoli da ogni crescita professionale, precludono un rapporto dignitoso con il lavoro.

Privati di respiro e ridotti a consumatori veloci di produzioni scarse di contenuto, siamo schiacciati da ingranaggi che consumano gli stessi lavoratori.



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